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Nel 2026 l'incentivo che ti spetta dipende soprattutto da due cose: se l'impianto è sulla tua abitazione principale e se hai capienza IRPEF. In sintesi: con un'abitazione principale e redditi capienti recuperi il 50% della spesa con la detrazione fiscale; se la capienza IRPEF manca, le strade diventano i bandi regionali a fondo perduto o l'intestazione della spesa a un familiare capiente; per il riscaldamento, il Conto Termico 3.0. Tutto il resto sono varianti di questi binari.
Ed è qui che quasi tutte le guide ti lasciano a metà strada. Ti elencano dieci bonus diversi, ma non ti dicono quale di quei dieci puoi davvero usare tu. Il risultato è che ti ritrovi con una lista lunghissima e la stessa domanda di prima: io, nella mia situazione, quanto recupero?
In questa guida ribaltiamo l'ordine. Prima capiamo quale incentivo fa per te, poi entriamo nei dettagli di ciascuno. Così, quando arrivi in fondo, sai già su quale binario stai correndo.
Una mappa rapida per orientarti subito:
Nelle prossime sezioni vediamo ciascun caso nel dettaglio, con cifre, requisiti ed esempi concreti.
Puoi sempre utilizzare il nostro calcolatore di bonus >>
Nel 2026 le aliquote del bonus fotovoltaico restano quelle del 2025: la Legge di Bilancio 2026 ha scongiurato la riduzione che era prevista per quest'anno. In pratica, puoi ancora recuperare fino alla metà dell'investimento per il tuo impianto fotovoltaico attraverso le detrazioni fiscali IRPEF, alle stesse condizioni dell'anno scorso.
C'è anche un motivo in più per muoverti adesso. Con l'entrata in vigore della Direttiva Case Green, l'Italia dovrà ridurre i consumi energetici del parco edilizio del 16% entro il 2030. Installare il fotovoltaico oggi significa sfruttare gli incentivi finché sono pieni e portarsi avanti rispetto a un obbligo europeo che, nei prossimi anni, riguarderà sempre più case.
In concreto, se installi pannelli solari o un sistema di accumulo nel 2026 puoi contare su:
Possono accedere alla detrazione tutti i contribuenti soggetti a IRPEF che sostengono la spesa documentata: non serve essere per forza proprietari. Rientrano infatti proprietari e nudi proprietari, ma anche usufruttuari, locatari, comodatari e familiari conviventi, oltre a società di persone, imprese, cooperative edilizie e condomini per le parti comuni.
La parola chiave, però, è una sola: capienza IRPEF. La detrazione non è un assegno che ti arriva, ma un'imposta che smetti di pagare. Per usarla per intero devi avere ogni anno un'IRPEF almeno pari alla quota che vuoi scaricare. Chi ha redditi bassi recupera meno; chi non ha IRPEF non recupera nulla, e per questo deve guardare ad altri strumenti (li vediamo tra poco).
Per renderlo concreto, ecco quanto recuperi con la detrazione del 50% su un impianto medio sulla prima casa:
Sono indicativamente 750 euro all'anno che non versi al fisco, per dieci anni, a patto di avere ogni anno almeno quella capienza. È un'ipotesi realistica per molte famiglie, ma non per tutte: chi non ha capienza IRPEF deve guardare ad altre strade, e una delle più cercate è il reddito energetico. Vediamo subito com'è la situazione.
Gli incentivi coprono una vasta gamma di interventi volti al miglioramento dell’efficienza energetica:
Nota importante: Le caldaie a gas sono escluse dai bonus 2026.
Se stai cercando il "reddito energetico 2026", è bene chiarirlo subito: il Reddito Energetico Nazionale è stato un fondo destinato agli anni 2024 e 2025, non è un incentivo aperto nel 2026. Era un incentivo statale a fondo perduto da 200 milioni di euro, gestito dal GSE, e il suo portale ha chiuso a fine 2025 (o all'esaurimento delle risorse). Saperlo ti evita di pianificare l'impianto su un contributo che, ad oggi, non ha una nuova finestra aperta.
Quando era attivo, il fondo finanziava l'installazione di impianti fotovoltaici per le famiglie in disagio economico: potevano accedere i nuclei con ISEE sotto i 15.000 euro (o sotto i 30.000 euro con almeno quattro figli a carico), con un contributo che copriva gran parte della spesa, senza bisogno di capienza IRPEF.
Per il 2026 non risulta confermata una nuova edizione del fondo. Se hai un ISEE basso e poca capienza IRPEF, oggi le strade concrete sono altre: i bandi regionali a fondo perduto (in diverse Regioni non richiedono capienza IRPEF — li vedi più avanti) e l'intestazione della spesa a un familiare comproprietario con redditi capienti. Se il fondo venisse rifinanziato, l'unico riferimento ufficiale resta il portale del GSE.
Il Conto Termico 3.0 è l'incentivo GSE per pompe di calore e solare termico che copre fino al 65% della spesa ammissibile. Il suo punto di forza è la velocità: il contributo viene erogato direttamente dal GSE con bonifico, senza bisogno di recuperarlo in dichiarazione dei redditi. Proprio per questo è particolarmente adatto a chi non ha capienza IRPEF.
Attenzione a un punto che genera spesso confusione: il Conto Termico 3.0 non copre il fotovoltaico né le batterie di accumulo, che rientrano invece nel Bonus Casa (la detrazione di cui sopra). Copre gli impianti di riscaldamento efficiente: pompe di calore aria-acqua, aria-aria e geotermiche, solare termico, biomasse.
Le caratteristiche principali in sintesi:
Sul fronte operativo, il Portaltermico 3.0 è diventato operativo il 2 febbraio 2026. È stato poi temporaneamente sospeso il 3 marzo per superamento del budget annuale — le richieste avevano raggiunto 1,3 miliardi di euro a fronte di 900 milioni disponibili — e riaperto il 13 aprile 2026.
Una precisazione sulla cumulabilità: il Conto Termico 3.0 non è cumulabile con le detrazioni fiscali statali (Bonus Casa, Ecobonus) sullo stesso intervento, ma resta cumulabile con gli incentivi regionali.
La richiesta va presentata tramite il portale GSE (Portaltermico) entro 90 giorni dalla fine dei lavori.
Il Conto Termico 3.0 è particolarmente vantaggioso per chi non ha sufficiente capienza IRPEF per beneficiare delle detrazioni fiscali, perché il contributo viene erogato direttamente senza bisogno di "recuperarlo" in dichiarazione.
Per ottenere la detrazione devi rispettare due regole non negoziabili: pagare con bonifico parlante e conservare la documentazione corretta. Sbagliare qui significa perdere il diritto all'agevolazione, anche se l'impianto è perfetto.
I documenti da avere in ordine sono:
I pagamenti vanno effettuati tramite bonifico parlante, che deve riportare la causale con riferimento all'art. 16-bis del DPR 917/86, il codice fiscale del beneficiario e la partita IVA dell'impresa installatrice. Non sono ammessi contanti, assegni o pagamenti con carta: in quel caso la detrazione salta.
Un'ultima nota importante: dal 2023 non è più possibile cedere il credito né ottenere lo sconto in fattura. Resta valida solo la detrazione diretta in dichiarazione, ripartita nelle dieci rate annuali. Significa che l'investimento iniziale lo anticipi tu, e lo recuperi nel tempo: una ragione in più per valutare la formula con cui paghi l'impianto.
Per fissare le idee, ecco quanto recuperi su un impianto fotovoltaico con accumulo sulla prima casa. I numeri sono indicativi e servono a mostrare il meccanismo, non a sostituire un preventivo.
Scenario: impianto da 9 kWp con batteria da 17 kWh
Come vedi, il vantaggio fiscale e il risparmio in bolletta lavorano insieme: la detrazione ti restituisce metà della spesa nel tempo, mentre l'autoconsumo abbatte la bolletta da subito. È la combinazione dei due a rendere l'impianto conveniente, non l'incentivo da solo.
Oltre agli incentivi nazionali, molte Regioni hanno attivato contributi propri a fondo perduto, spesso cumulabili con la detrazione del 50%: messi insieme, possono abbattere il costo dell'impianto fino al 70-90% del totale. Vale quindi sempre la pena verificare cosa offre la tua Regione prima di partire, perché un contributo a fondo perduto locale cambia in modo sostanziale i conti.
Ecco una panoramica delle principali opportunità attive nel 2026.
La Regione Friuli Venezia Giulia conferma anche per il 2026 uno dei bonus più generosi d'Italia: un contributo a fondo perduto fino al 40%, cumulabile con la detrazione del 50%, riservato a privati cittadini e condomìni residenti in regione.
Un esempio concreto: su un impianto da 9 kW con accumulo da 16 kWh da 20.957 €, il contributo regionale del 40% vale 8.383 €, e la detrazione del 50% sul residuo altri 10.479 €. Il costo effettivo scende intorno ai 2.096 €, con un risparmio vicino al 70%.
Se vivi in Friuli e non hai ancora installato un impianto fotovoltaico, dai un'occhiata al nostro articolo dedicato Bonus fotovoltaico in Friuli Venezia-Giulia 2026.
Il Superbonus è stato abolito dalla Legge di Bilancio 2026: dopo il progressivo ridimensionamento degli ultimi anni — dal 110% al 90% nel 2023, al 70% nel 2024, al 65% nel 2025 — l'agevolazione non è stata prorogata. L'unica eccezione è il mantenimento al 110% per gli immobili nei comuni del "cratere" colpiti dai terremoti del 2009 e del 2016.
Per i condomini, però, gli strumenti non mancano. Restano infatti pienamente operativi:
I lavori sulle parti comuni seguono le stesse regole, con ripartizione per millesimi. Chi aveva avviato lavori in Superbonus entro il 31 dicembre 2025 può completarli secondo le regole precedenti, nel rispetto delle scadenze previste.
Scopri la nostra guida dedicata al fotovoltaico condominiale >>
Le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) ti permettono di condividere con altri l'energia prodotta dal tuo impianto e di essere remunerato per quella che immetti in rete. In pratica, più membri installano impianti rinnovabili e condividono l'energia tramite la rete pubblica, massimizzando l'autoconsumo collettivo e abbassando le bollette di tutti. Sono regolate dal D.Lgs. 199/2021 e dal Decreto MASE del 23 gennaio 2024.
Possono aderire privati e condomini, piccole e medie imprese, enti pubblici locali, cooperative e associazioni, purché la comunità sia un soggetto giuridico autonomo che opera all'interno della stessa cabina primaria.
Gli incentivi per le CER nel 2026 si compongono di tre voci:
L'incentivo dura 20 anni ed è riconosciuto dal GSE. Il termine per accedere alle tariffe è il 31 dicembre 2027, salvo esaurimento del contingente di potenza incentivata. Chi aderisce può ridurre la bolletta fino al 30% e ottenere un ritorno economico sulla quota condivisa.
Scopri come entrare nella Comunità Energetica Enpal e condividere la tua energia verde >>
A tutti questi incentivi si aggiunge un risparmio che spesso passa inosservato: l'IVA agevolata al 10% sull'intervento fotovoltaico, al posto del 22% ordinario. È una misura stabile, prevista dalla Legge 488/1999, e si applica automaticamente in fattura senza alcuna domanda da presentare.
L'aliquota ridotta vale sui servizi di installazione di impianti fotovoltaici e pompe di calore e sulla fornitura dei beni significativi (moduli, inverter, batterie, sistemi di gestione). Su un impianto da 10.000 € con 6.000 € di materiali e 4.000 € di manodopera, ad esempio, il 10% si applica alla manodopera e alla parte proporzionale dei beni. Il vantaggio è doppio: un risparmio immediato del 12% sull'aliquota e la possibilità di cumulare comunque la detrazione fiscale, il tutto gestito direttamente dall'impresa installatrice.
Tra detrazioni, capienza IRPEF, reddito energetico, bandi regionali e bonifici parlanti, il rischio è di passare più tempo sulla burocrazia che sul tetto. È esattamente il punto in cui Enpal lavora per te: ti aiutiamo a capire quale incentivo ti spetta nella tua situazione e gestiamo la pratica al posto tuo, così non devi diventare esperto di normativa per installare un impianto.
Con Enpal installi il tuo fotovoltaico senza anticipo, con rate fisse e consulenza gratuita, e benefici delle detrazioni fiscali previste. Oltre 100.000 famiglie in Europa hanno già scelto questa strada. Se vuoi sapere quale bonus puoi usare e quanto recuperi davvero, richiedi ora il tuo preventivo gratuito: pensiamo a tutto noi.
La detrazione ti permette di recuperare una quota della spesa in 10 rate annuali uguali, scalandole dall'IRPEF che già paghi. Per le spese sostenute nel 2026 l'aliquota è del 50% se l'impianto è sulla tua abitazione principale e del 36% per gli altri immobili, su un tetto di spesa di 96.000 €. La spesa va pagata con bonifico parlante. Le aliquote vengono riviste ogni anno dalla Legge di Bilancio, quindi verifica sempre il valore in vigore per l'anno in cui sostieni la spesa.
No, la detrazione richiede capienza IRPEF: serve un'imposta annua sufficiente da cui scalare le quote. Chi ha IRPEF bassa o nulla — alcune pensioni minime o certi regimi forfettari — recupera solo in parte, o nulla. In questi casi ci sono due alternative: intestare la spesa a un familiare comproprietario con capienza IRPEF, oppure guardare ai bandi regionali a fondo perduto, che spesso non richiedono capienza IRPEF.
Il reddito energetico è stato un fondo statale a fondo perduto da 200 milioni di euro, destinato agli anni 2024 e 2025, che finanziava impianti fotovoltaici per le famiglie con ISEE sotto i 15.000 euro (o sotto i 30.000 euro con almeno quattro figli a carico), gestito dal GSE. Il portale dedicato ha chiuso a fine 2025 o all'esaurimento delle risorse. Per il 2026 non risulta una nuova finestra aperta: chi ha un ISEE basso può guardare ai bandi regionali a fondo perduto o intestare la spesa a un familiare con capienza IRPEF.
No, Conto Termico e detrazione non sono cumulabili sullo stesso intervento: se ne sceglie uno solo. In genere il Conto Termico conviene sulla pompa di calore, perché il contributo è erogato in tempi rapidi dal GSE, mentre la detrazione è la via tipica per il fotovoltaico. Se nel progetto convivono fotovoltaico e pompa di calore, puoi applicare incentivi diversi a interventi diversi, mai due volte sullo stesso.
Sì. La detrazione spetta a chi sostiene effettivamente la spesa, anche se diverso dall'intestatario dell'immobile, purché abbia un titolo sull'immobile (comproprietario o familiare convivente) e capienza IRPEF adeguata. È la soluzione più usata quando l'intestatario ha poca imposta da cui detrarre: si fa figurare come sostenitore della spesa il coniuge con redditi capienti, rispettando la tracciabilità del pagamento.
In regime forfettario paghi un'imposta sostitutiva, che non genera la capienza IRPEF richiesta dalla detrazione ordinaria sull'abitazione: da solo, il forfettario non riesce a sfruttarla. La soluzione più frequente è intestare la detrazione al coniuge comproprietario con redditi IRPEF capienti. In assenza di un familiare in questa condizione, conviene valutare i bandi regionali a fondo perduto, che non dipendono dall'IRPEF.
Sì. Acquistare l'impianto a rate non toglie il diritto alla detrazione: conta che la spesa sia sostenuta e pagata con bonifico parlante, non come la finanzi. Attenzione però a un punto: la detrazione si applica alla spesa per l'impianto, non agli interessi del finanziamento, che restano un costo a parte e non rientrano nell'agevolazione.
Per i Comuni sotto una certa soglia di abitanti il PNRR prevede un contributo a fondo perduto sulle Comunità Energetiche Rinnovabili, fino al 40% dell'impianto per chi vi aderisce. La soglia di riferimento per le CER è di 5.000 abitanti. La disponibilità varia per finestra temporale e fino a esaurimento del contingente di potenza incentivata, quindi conviene verificare i bandi attivi nella propria zona.
Il bonus fotovoltaico e il bonus ristrutturazione restano validi fino al 31 dicembre 2026. Per le Comunità Energetiche Rinnovabili, tariffe incentivanti e contributi PNRR restano attivi fino al 31 dicembre 2027 o fino all'esaurimento della potenza incentivata stabilita dal GSE. Visto che le aliquote vengono riviste ogni anno, presentare la domanda entro il 2026 è il modo più sicuro per bloccare le condizioni attuali.
Il bonus fotovoltaico 2026 rappresenta una straordinaria opportunità di risparmio per chi desidera ridurre le spese energetiche e aumentare il valore del proprio immobile. Con Enpal, puoi installare il tuo impianto senza anticipo, con rate fisse e consulenza gratuita, e beneficiare delle detrazioni fiscali del 50%, perchè pensiamo a tutto noi!
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